Ci sono molti modi per raccontare il legame tra Cantù e il legno, ma probabilmente nessuno è efficace quanto entrare in una bottega e vedere direttamente come nasce un mobile. Botteghe Aperte parte proprio da questa idea: aprire al pubblico aziende, laboratori e spazi artigiani normalmente dedicati al lavoro e alla produzione, trasformandoli per qualche ora in luoghi nei quali osservare da vicino materiali, tecniche, strumenti e competenze. L’iniziativa fa parte del Festival del Legno di Cantù e rappresenta una delle occasioni più interessanti per chi vuole conoscere la città andando oltre i luoghi tradizionalmente visitati durante un soggiorno. L’edizione 2026 è confermata e sul sito ufficiale sono già aperte le adesioni delle realtà che intendono partecipare.
Per Cantù il legno non è semplicemente un materiale e nemmeno soltanto un settore economico. È una parte della storia della città, costruita nel corso di generazioni attraverso falegnamerie, laboratori, aziende e famiglie nelle quali le competenze sono state trasmesse e progressivamente trasformate. Prima ancora che il termine design entrasse nel linguaggio comune, qui esisteva una cultura del mobile fondata sulla conoscenza della materia e sulla capacità di lavorarla. Falegnami, ebanisti, intagliatori, lucidatori, tappezzieri e progettisti hanno contribuito nel tempo alla formazione di un sistema produttivo nel quale attività differenti collaborano alla realizzazione dello stesso oggetto.
È proprio questa dimensione che Botteghe Aperte permette di avvicinare. Normalmente vediamo un tavolo, una sedia, un armadio o un complemento quando il processo è ormai terminato. In una bottega, invece, si scopre tutto ciò che viene prima: la scelta del materiale, le lavorazioni, gli utensili, le macchine, le prove, le finiture e soprattutto le persone. Il progetto nasce per consentire al pubblico di entrare nei luoghi del fare e incontrare chi conserva e allo stesso tempo rinnova il sapere artigiano canturino. Non si osserva quindi soltanto un prodotto, ma il percorso attraverso il quale quel prodotto prende forma.
Per chi visita Cantù questa è una prospettiva particolarmente interessante perché permette di comprendere qualcosa che passeggiando semplicemente per il centro potrebbe rimanere invisibile. Una parte importante dell’identità della città si trova infatti dietro le porte di laboratori e aziende. È lì che il rapporto tra tradizione e innovazione continua ogni giorno: accanto agli strumenti e alle tecniche maturate attraverso decenni di esperienza sono entrati nuovi sistemi di progettazione, macchinari contemporanei e tecnologie capaci di lavorare con precisione sempre maggiore. Il sapere manuale non è stato necessariamente sostituito dalla tecnologia; spesso si è evoluto insieme a essa.
Visitare questi luoghi significa anche comprendere meglio il significato della parola artigianato. Non è soltanto la sopravvivenza di antichi mestieri, ma un patrimonio di competenze che continua a produrre valore nel presente. Conoscere il comportamento di un’essenza, capire come realizzare una giunzione, scegliere una finitura o sapere quando una lavorazione richiede la mano dell’artigiano sono conoscenze che difficilmente possono essere raccontate soltanto attraverso fotografie o descrizioni. Vederle applicate cambia completamente la percezione dell’oggetto finito.
Botteghe Aperte permette inoltre di incontrare direttamente le persone che lavorano in questi spazi. È forse l’aspetto più importante dell’esperienza. Dietro il nome di un’azienda o dietro un mobile esistono professionisti che hanno costruito competenze attraverso anni di lavoro e che possono spiegare perché una determinata lavorazione viene eseguita in un modo anziché in un altro. Il Festival descrive infatti l’iniziativa come un’occasione per conoscere chi custodisce e rinnova questo sapere, sottolineando quindi non soltanto la dimensione produttiva ma anche quella umana.
Per chi ama il design, l’architettura o l’arredamento l’interesse è immediato, ma Botteghe Aperte può essere sorprendente anche per chi non possiede conoscenze specifiche. Entrare in un laboratorio e vedere un materiale grezzo trasformarsi progressivamente in qualcosa di completamente diverso rende comprensibile un processo che normalmente rimane nascosto. Anche dettagli apparentemente semplici acquistano un altro significato quando si scopre quanto lavoro, esperienza e precisione richiedano.
L’iniziativa racconta inoltre un aspetto importante del territorio brianzolo. Il successo del mobile canturino non è nato dall’attività isolata di poche imprese, ma dalla presenza di un tessuto diffuso di competenze complementari. Il valore del distretto è cresciuto proprio attraverso questa concentrazione di conoscenze, specializzazioni e relazioni produttive. Entrare nelle botteghe significa quindi osservare singole realtà, ma contemporaneamente comprendere un sistema più ampio che ha contribuito a rendere Cantù uno dei nomi storicamente associati all’arredamento italiano.
Durante un soggiorno in città, Botteghe Aperte può diventare così qualcosa di diverso dalla classica visita turistica. Cantù possiede luoghi storici importanti, a partire dal complesso monumentale di Galliano, ma la sua identità non è custodita soltanto negli edifici del passato. Una parte della storia cittadina continua a essere scritta ogni giorno dentro aziende e laboratori. Visitare questi spazi significa osservare una tradizione mentre è ancora al lavoro.
C’è anche una continuità interessante tra ciò che si vede nelle botteghe e ciò che si incontra attraversando la città. Dopo aver osservato materiali, tecniche e processi produttivi, anche il rapporto di Cantù con il design diventa più leggibile. Quello che inizialmente può apparire come un semplice riferimento storico al “mobile di Cantù” acquista concretezza: dietro quella definizione esistono persone, strumenti, aziende, scuole, progettisti e generazioni di esperienza.
Il progetto ha dimostrato negli anni anche una capacità di adattarsi. Nel 2020, quando la situazione sanitaria impedì di vivere normalmente l’esperienza fisica, Botteghe Aperte venne trasformata anche in un tour virtuale attraverso video dedicati alle imprese artigiane canturine. Sul sito del Festival è ancora disponibile questo percorso, che consente di avvicinarsi alle aziende e alla loro attività anche attraverso il racconto digitale.
Per chi soggiorna ad Allevi Rooms nel periodo del Festival del Legno, Botteghe Aperte può quindi diventare uno dei modi più autentici per conoscere Cantù. Non soltanto visitare la città, ma entrare nei luoghi nei quali una parte della sua identità continua a essere costruita. È un’esperienza fatta di legno, strumenti, macchine, progetti e soprattutto persone, capace di raccontare perché il rapporto tra Cantù e il mobile non appartenga soltanto alla memoria.
Prima di organizzare la visita è opportuno consultare il programma aggiornato dell’edizione 2026, verificando le botteghe partecipanti, le giornate e le modalità di accesso direttamente sul sito ufficiale del Festival del Legno di Cantù.


